OpenTextBook
Jul 6th, 2007 by tuxiano
Ieri stavo riflettendo sul perchè lo spirito collaborativo e di contribuzione spontanea si sia imposto in rete riguardo al software…parliamo comunemente di software libero mentre è ancora difficile parlare di altre forme libere di creazioni umane. Cosa rende il software così diverso? Perchè qualcuno dovrebbe sviluppare software e poi donarlo a tutti? Personalmente penso che programmare sia una delle attività umane più divertenti e gratificanti in sè…l’idea di far fare al computer ciò che si vuole è sicuramente inebriante, ed ancora di più lo è farlo in modo creativo, originale. Condividere il codice diventa allora come esporre un quadro per il pittore o diffondere lo spartito per il musicista.
Eppure la programmazione non è stata certo la prima forma di condivisione universale dell’uomo. Se facciamo un salto nel passato è facile vedere che per secoli fu la scienza la lingua franca del mondo. Le nazioni potevano incrociare le armi ma gli scienziati, specie i matematici, erano soliti tenersi in contatto con una fitta rete di corrispondenze. Per la scienza non sono esistiti e non dovrebbero mai esistere confini di razza, nazione, religione. Eppure neanche la scienza è riuscita a fare quello che ha fatto il software in epoca moderna, incoraggiare la collaborazione e restituire ad ogni utente la libertà di usare ciò a cui tutti hanno contribuito. E’avvilente vedere che il mare magnum di internet non sembra avere nessun porto in cui la scienza possa attraccare e proliferare tranquilla.
E’vero, si trova tanto materiale, non sempre di qualità e non di tutti gli argomenti. In tempi recenti il Mit Courseware ha messo a disposizione le lezioni dei propri corsi universitari ma…ancora manca lo spirito collaborativo e di libertà. La scienza ancora non sembra essere entrata nel Web 2.0.
Ecco perchè accolgo con moderato entusiasmo e con tanta speranza il progetto OpenTextBook il cui obiettivo è proprio quello di convogliare le energie nella creazione di testi scientifici espressamente liberi. Il buon Stallman avrebbe certo preferito l’uso della parola Free rispetto ad Open ma l’iniziativa sembra essere estremamente chiara e rigorosa su quello che viene perseguito. In particolare consiglio di leggere questa pagina in cui si spiega molto chiaramente perchè essere chiari circa la libertà è necessario per evitare la “morte” della conoscenza.
Da parte mia continuo a ritmi alterni a lavorare al mio libro riguardo all’Ipotesi di Riemann di cui conto di pubblicare al più presto una bozza libera. Stay tuned!
